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Atletica - Grande ricordo per i due metri di Baldini

Un esito al di là delle aspettative di qualcuno. Un esito che Giovanni Baldini e i suoi amici di Agazzano e Piacenza si attendevano, nel quale hanno sempre creduto e che gli ultimi giorni , a sentir loro, avevano consolidato. Tanto che sabato...

Fotoservizio Pietro DelPero
Un esito al di là delle aspettative di qualcuno. Un esito che Giovanni Baldini e i suoi amici di Agazzano e Piacenza si attendevano, nel quale hanno sempre creduto e che gli ultimi giorni , a sentir loro, avevano consolidato. Tanto che sabato pomeriggio al momento di disporre le sedie nel bel salone del Centro Parrocchiale di Agazzano non hanno più avuto esitazioni: hanno riempito la sala di sedie, 110! E domenica mattina di vuote non ce ne erano che poche, con parecchio pubblico in piedi ai lati della sala e in un palchetto sopra la medesima. Il tema era davvero da revival, il titolo azzeccato (ha ricevuto convinti complimenti da Giacomo Crosa): "Il "ventrale" bellezza di un gesto che fu arte prima che sport". Il tutto animato dalla volontà di una sposa e di un figlio di ricordare il marito e il padre, troppo presto strappato al loro affetto. I risvolti umani ve li abbiamo già ricordati nei giorni scorsi presentando l'iniziativa e quindi non ci torniamo. I risvolti sportivi pure, la ricorrenza significativa: 2 metri di Felice Baldini cinquanta anni fa, 1964. L'evento-revival-ricordo è stato costruito giorno per giorno durante gli ultimi mesi, con tenacia, entusiasmo, convinzione. E il risultato ha premiato gli organizzatori.

Lasciateci dire che noi dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" siamo orgogliosi di aver accettato la proposta di Giovanni Baldini di affiancare lui, i suoi familiari e ai suoi amici nella preparazione dell'evento. La tutela del passato si rafforza anche con queste iniziative che richiedono raccolta di materiale del tempo andato, foto, immagini magari sfocate di un tempo che fu ma che sanno suscitare ancora entusiasmo. Come domenica appunto, davanti ad un filmato preparato dalla Collezione Ottavio Castellini. Filmato che si è aggiunto alla elegante pubblicazione di 76 pagine con testi e foto. L'inizio è stato affidato al sindaco di Agazzano, Lino Cignatta, seguito da un efficacissimo Roberto "Bob" Costaldi, che sforzandosi di dar alla voce il tono sicuro di un asettico narratore deve invece aver fatto una fatica a contenere l'emozione. Bob è di quei pochi che può dire "Io c'ero", quell'11 luglio 1964, all'Antistadio di Bologna, e vide i 2 metri di Felice perché si mise vicino alla pedana, quella sud ha precisato. Un racconto che è stato quasi un filmato, per la precisione del ricordo e per i colori del sentimento.

Un altro che può dire la stessa frase di Costaldi e adesso potrà ricordare la giornata di Agazzano è Antonio Brandoli, modenese, che fu primatista italiano con 2.04 ventral-saltando nel 1962. In quella gara di Campionato emiliano uscì di scena a 1.94. Una presenza graditissima. Come quella della sempre gentile e dolce Sandra Dini, 1.92 a Udine nel 1981. C'erano parecchi altri Maestri di Sport, atleti piacentini degli anni '60, saltatori in alto come il reggiano Augusto Santini, poi docente universitario, i piacentini Ennio Buttò e Luciano Podrecca, titolare del primato della città dei Farnese con 2.14. Le "carte vincenti" sono state calate con la presenza di Beppe Gentile, un mito, e Giacomo Crosa, atleta prima, estroverso commentatore poi. Gentile ha saputo toccare le corde più intime di tutte le persone che hanno conosciuto Felice e suo fratello Claudio Enrico, entrambi diplomati alla Scuola Centrale dello Sport proprio come Gentile e Crosa. Loro due e Felice divisero la camera all'Acquacetosa di Roma per tre anni, durante i quali si sono conosciuti, "scavati", legati l'un l'altro. Beppe è uno di sentimenti profondi che esprime con sobrietà, pacatezza, ma che fanno vibrare l'animo di chi ascolta. "Noi ricordiamo Felice, ma Felice è qui con noi oggi ", ha concluso. Più di una palpebra ha accelerato i battiti e più di una pupilla si è inumidita.

Giacomo Crosa gli ha fatto il controcanto: "Felice era una grande risorsa per lo sport italiano, non tutti lo capirono". E non si riferiva certo al salto in alto e ai 2 metri, ma alla cultura sportiva, quella tecnica e quella dei valori di cui lo sport è (era?) portatore e Felice un convinto assertore, come suo fratello, uomo di campo ma anche di ricerche bibliotecarie e studio. Un duetto, Beppe e Giacomo, degno della Scala. E le persone hanno dato segno tangibile di apprezzare. C'è stato anche un simpaticissimo "fuori programma". Qualcuno si è inventato di chiamare al telefono, nella sua casa di Ascoli Piceno, il professor Carlo Vittori, che della Scuola Centrale dello Sport fu docente, oltre che allenatore di tantissimi atleti italiani. Si è messo in moto un "siparietto" fra Giacomo Crosa e Beppe da una parte e "u' professore" dall'altra, ricco di humor, anche di battute sarcastiche, di inviti a pranzo, e di affettuosi ricordi che ha suscitato vivissimi applausi nei presenti.
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