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Confalonieri ricorda Cacciatore: «I risultati ottenuti dall'atletica sono anche merito suo»

L'anima della Placentia Half Marathon, per otto anni numero uno della Fidal, sottolinea l'importanza dell'ex assessore allo sport nella nascita del Dordoni

«I risultati ottenuti in questi anni dall’atletica leggera piacentina sono merito anche di Francesco Cacciatore». Non ha dubbi Alessandro Confalonieri, anima della Placentia Half Marathon e numero uno della Fidal provinciale per due mandati, dal 2000 al 2008. In particolare l’ex vicesindaco ed ex assessore allo sport scomparso nelle ultime ore è stato fra gli artefici della nascita del Dordoni, l’impianto che da anni ospita allenamenti e gare degli atleti della nostra città.

«Torniamo indietro di 20 anni – racconta Confalonieri – quando il nostro sport viveva una difficile coabitazione con il Piacenza calcio che aveva necessità particolari militando in Serie A. C’era chi proponeva la sistemazione del Daturi, impianto in centro ma che molti addetti ai lavori non ritenevano adatto e di difficile gestione da un punto di vista tecnico, e chi spingeva per la costruzione di una struttura ex novo».

Il progetto del Dordoni fu un’idea futuristica, che guardava anche all’aspetto ambientale con anni di anticipo. «C’era l’idea della pista ciclabile per collegare l’impianto alla città, un’illuminazione adeguata lungo la strada, insomma era un intervento che non riguardava solamente la costruzione della struttura, già di per sé complessa, e comprendeva anche il Polo scolastico». Il ruolo di Cacciatore fu decisivo. «Non dobbiamo dimenticare che c’erano opinioni divergenti anche fra le stesse società che svolgevano atletica. Lui organizzò una serie di riunioni e alla fine trovo una sintesi che fino a qualche mese prima sembrava impossibile, mettendo d’accordo i nostri dirigenti e anche quelli del Piacenza calcio, con il Garilli che al tempo ospitava i tesserati Fidal».

Confalonieri ricorda l’atteggiamento dell’ex assessore allo sport. «Si presentava sempre con la sigaretta in bocca e a ogni riunione era preparatissimo: se non conosceva l’argomento si informava prima degli incontri e quando ci si sedeva attorno a un tavolo aveva ben chiara la strada da seguire». Si oppose anche alla gestione del Dordoni da parte della federazione regionale, situazione considerata “normale” in quegli anni. «Fu irremovibile. Disse chiaramente: voglio che l’impianto sia gestito a livello locale, se qualcosa non funziona devo alzare il telefono e avere un interlocutore che risolva i problemi. Era una persona molto determinata e che aveva una visione a lungo termine. Senza la sua opera di mediazione difficilmente si sarebbe trovato un accordo».

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