Lunedì, 15 Luglio 2024
Aspettando il Tour de France

“Romagna Mia”, “Felicità” il bus della UAE Emirates preso d'assalto. Il Villaggio del Tour de France è unico

Il villaggio del Tour è quella creatura che nasce nella notte ed è già pronta ad essere disfatta appena transitata l’ultima auto dell’organizzazione per essere ricostruito, vite dopo vite, buffet su buffet, alla partenza successiva: tra gli ospiti c’è chi arriva con già indosso la maglia a pois simbolo del miglior grimpeur (pardon, scalatore) e chi decide di accaparrarsela nel primo istante valido.

L’apertura del villaggio del Tour è fissata per le otto e quindici minuti. Nel minuto successivo le casse posizionate in ogni dove iniziano a trasmettere una playlist, si apre con “Romagna Mia” perché Piacenza sarà pure in Emilia ma ieri si è corso proprio lì, dove il Pirata non se n’è mai andato.
Forse l’organizzazione francese aveva pensato proprio a lui, forse voleva trovare qualcosa di tanto stereotìpico da risultare assolutamente italico a tutti i costi. Non potrebbe essere diversamente tanto che la traccia successiva è quella più conosciuta di Albano: la “Felicità” nel villaggio passa da un bicchiere di caffè in format birra media e qualche tartina elargita con sorrisi e copiosa generosità.
Il villaggio del Tour è quella creatura che nasce nella notte ed è già pronta ad essere disfatta appena transitata l’ultima auto dell’organizzazione per essere ricostruito, vite dopo vite, buffet su buffet, alla partenza successiva: tra gli ospiti c’è chi arriva con già indosso la maglia a pois simbolo del miglior grimpeur (pardon, scalatore) e chi decide di accaparrarsela nel primo istante valido. Fuori, che poi significa qualche decina di metri ed una transenna di distanza, intanto c’è chi richiama l’attenzione dei corridori nel frattempo scesi dai bus. Qualcuno chiama i ciclisti per numero, altri per nome: nel mentre i meccanici stanno sbarcando le biciclette applicando sul manubrio un piccolo adesivo capace di sintetizzare le fasi salienti della tappa come traguardi volanti.

Tour de France, tappa Piacenza-Torino 1/06/2024 (foto Trongone)

Tra i bus uno è sicuramente il più gettonato: lo si capisce in tempo zero considerando la folla tutt’intorno. Nemmeno a dirlo è quello dell’UAE Emirates di Tadej Pogacar: tra chi insegue un selfie e chi un autografo o anche semplicemente un “Oh, ma quello è Pogacar”. Qualcuno però osa di più e letteralmente blocca un membro dello staff del campione sloveno: in un misto di italiano, francese e gesti vari spiega di dover consegnare a tutti i costi “qualcosa di importante a Tadej”. Da un sacchetto esce una coppa piacentina, di “quelle buone”: Pogacar ripassa dopo la presentazione della sua squadra, si ferma scatenando l’entusiasmo generalizzato con un pezzo di Piacenza ora in viaggio verso Torino.
Sono cose che succedono una volta ogni cento anni, forse meno o di più: sarà solo il tempo a dirlo. E allora bisogna viverle, fino all’ultima traccia della playlist che è una canzone di Zucchero: il Tour parte, Piacenza lo saluta ed è già, inconsapevolmente, pronta allo sbaracco. Si smonta tutto, le casse si spengono. Au revoir, o meglio arvodas.
 

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