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Aspettando il Tour de France

Gino Bartali e la frittata di 24 uova divorata vicino a Piacenza

Il celeberrimo corridore era legato alla nostra terra per una grande amicizia con Felice Fortunato Ziliani (per gli amici Nato) comandante partigiano in Val d’Arda e nel primo Dopoguerra direttore dell'Agip

“Oggi prendo una pensione di 600 mila lire al mese, una lira per ogni chilometro finito in bici”. E’ una delle tante frasi di Gino Bartali che mi hanno affascinato, così come quando sosteneva che “il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Ed è forse con questo spirito e con le note del brano di Paolo Conte in testa, che nel settembre del 2016 durante una breve vacanza in Toscana, andai a Ponte a Ema, il piccolo centro toscano non lontano da Firenze per visitare il museo dedicato a Gino Bartali. Di lui ricordavo attraverso la tivù il suo animo nobile e il suo impegno civile. Quando Mussolini annunciò l’ingresso dell’Italia in guerra, Gino decise di partecipare alla rete clandestina messa in piedi dall’allora arcivescovo di Firenze. Furono numerose le volte che si mosse fra l’Umbria e la Toscana, con centinaia di documenti contraffatti ben nascosti nel telaio della bici, così da aiutare nella fuga centinaia di ebrei perseguitati dai nazifascisti. Nel maggio del 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegnò alla moglie di Bartali, Adriana, la medaglia d’oro al valore civile (postuma) al campione scomparso per avere aiutato e salvato molti ebrei durante la seconda guerra mondiale. Nell’ottobre del 2011, inoltre, Bartali venne inserito tra i “Giusti del Mondo” nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova. Nel 2010 la psicologa Sara Funaro e Andrea Bartali, figlio di Gino, cominciarono a raccogliere testimonianze dirette di queste operazioni, al fine di poter avviare la procedura di riconoscimento di “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto, riconoscimento avvenuto nel 2013.

Ciò detto c’è una storia che unisce Bartali al territorio piacentino che pochi conoscono ed è per questo che ne scrivo, al di là della stima per uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi. L’amico Mario Spezia la conosce molto bene e mi ha raccontato che Bartali aveva un legame molto sincero e molto stretto con Felice Fortunato Ziliani (per gli amici Nato) comandante partigiano in Val d’Arda e nel primo Dopoguerra dipendente Agip e poi direttore di Agipgas, importante stabilimento di degasolinaggio inaugurato nel 1952 a Fiorenzuola d’Arda alla presenza di Alcide De Gasperi e di Enrico Mattei, autentico demiurgo dell’Eni, con il quale Nato Ziliani era legato da stima e amicizia. Com’è noto, infatti, a Cortemaggiore tra il 1948 e il 1949, grazie all’intraprendenza di Mattei vengono scoperti importanti giacimenti di metano; Ziliani e Mattei negli anni Cinquanta ebbero modo di frequentarsi e il loro fu un rapporto solido, in un periodo in cui l’Italia scopre il cane a sei zampe e la pianura piacentina il suo Eldorado.

Tornando a Bartali, in quegli anni frequentò più volte le terre piacentine quando venivano organizzati circuiti ciclistici che consentivano ai campioni di essere autentiche star e il velodromo di Fiorenzuola era la location ideale per gli arrivi in volata.

Il campione toscano che ha trionfato al Tour de France nel 1948 nei giorni a ridosso dell’attentato a Togliatti, durante le gare aveva bisogno di nutrirsi e una volta durante una corsa nei dintorni di Piacenza si fermò a mangiare in una cascina vicino a Muradolo di Caorso e divorò una frittata composta da 24 uova cucinata dalle donne di casa. Non stupisca la frittatona, Bartali era conosciuto come il “Gigante delle Montagne” per la sua corporatura robusta e per la capacità di condurre la bicicletta, anche nelle strade più difficoltose, senza sforzo. Di fatto però questo grande campione si affezionò all’universo della Bassa padana piacentina, tornò anche negli anni successivi, soprattutto per motivi conviviali ai quali era presente anche Ziliani. Nel 1954 durante uno di questi pranzi che duravano giornate intere, Bartali chiese a Ziliani di essere presentato a Mattei. Il campione toscano voleva smettere e annunciò infatti il proprio ritiro dalle competizioni agonistiche nel febbraio del 1955. Andò a occuparsi della gestione commerciale dell’Agip in Toscana, non prima di avere conosciuto Mattei proprio grazie a Ziliani. Dopo un corso propedeutico di alcuni mesi, Bartali nel dicembre del 1955 diventò il responsabile commerciale dell’Agip di Firenze e Pistoia.  

Diverse furono le tappe piacentine di Gino. Nel 1965 fu ospite al matrimonio di Giovanni Coperchini e Teresa Cavalli di Lusurasco, all’Osteria di Brinein a Fossadello di Caorso, in quanto Bartali aveva condiviso l’esperienza militare insieme a Primo Cavalli, “Cavalein”, padre dello sposo. Alla festa di nozze erano presenti sia Ziliani che Giovanni Spezia, pezzi forti della Democrazia Cristiana piacentina. Insomma, quando riusciva, Ginettaccio al di là degli impegni legati alla sua lunga attività ciclistica, veniva trovare gli amici piacentini, Nato Ziliani in particolare.

Bartali era caratterizzato da un temperamento forte. Gino, famoso per essere conservatore e molto religioso si scontrò sempre con Fausto Coppi, il ciclista del Nord, più amante della vita mondana e laica. Coppi era considerato l’eroe del settentrione industriale, mentre Bartali era venerato dal Sud contadino. Le opposizioni non finiscono qui: Bartali era un amante del buon vino rosso toscano e delle lunghe e laute cene, mentre il suo rivale era meticoloso nella dieta e nell’allenamento. Si sapeva che Gino dalle gambe muscolose, si divertiva a schernire Coppi per via della sua corporatura esile e lo definiva “magro come un osso di montone”. Potremmo continuare con aneddoti e storie. Storie di ieri, storie lontane che non hanno perduto l’antico fascino di un’Italia povera ma bella.

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