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Bellinazzo e i veri padroni del calcio: «Sono alcuni governi che hanno estromesso l'Italia». VIDEO

Il giornalista de Il Sole 24 Ore, a Piacenza per presentare il suo nuovo libro, parla dello sponsor del Barcellona e dell'acquisto di Neymar

Marco Bellinazzo e, a destra, Mauro Molinaroli

Snocciola numeri, analizza bilanci, paragona la realtà italiana ai top club europei come Real Madrid e Barcellona che puntano nel giro di pochi anni ad arrivare a fatturati da un miliardo di euro. Marco Bellinazzo va ascoltato con la calcolatrice in mano e la mente aperta, pronta a esplorare nuove frontiere attualmente nascoste a chi vede nel calcio solamente un gioco che premia le squadre migliori. Non è più così ormai da tempo: tecnica e tattica sono solo alcuni aspetti, probabilmente i meno importanti, di un business che interessa i governi e muove cifre impensabili.

“I veri padroni del calcio - Così il potere e la finanza hanno conquistato il calcio mondiale” è il titolo dell’ultimo libro scritto dal giornalista de Il Sole 24 Ore presentato alla Biffi Arte sotto la regia di Mauro Molinaroli. Un incontro in cui, alla presenza di Paolo Armenia, Massimo Cerri e Paolo Gentilotti, si è parlato anche di alcune realtà italiane e di quando il Piacenza era protagonisti in Serie A. Il tutto intervallato dai confronti, impietosi, fra la media delle squadre del nostro campionato e le superpotenze attuali, per arrivare fino agli sponsor del Barcellona al recente acquisto di Neymar, operazioni finanziarie che con le questioni tecniche hanno davvero poco a che fare.

Bellinazzo, chi sono i nuovi padroni del calcio?

«Alcuni governi che ultimamente hanno capito il potenziale dello sport non solo da un punto di vista industriale e finanziario ma anche come strumento politico e hanno deciso di governarlo direttamente bypassando, o comunque controllando, la stessa Fifa e prendendo in mano le redini di questo bellissimo gioco».

Pensi che questo abbia tolto entusiasmo e passione ai tifosi?

«La loro voglia di calcio rimane la benzina per andare avanti. Nel nuovo scenario geopolitico se pensiamo alle prossime quattro edizioni dei Mondiali, alle due assegnate e alle prossime che lo saranno ufficialmente nei prossimi anni ma sono già state “prenotate” da Stati Uniti e Cina, comprendiamo che il rischio di Europa e più in particolare dell’Italia è quello di venire emarginati. All’interno di questo grande risiko i tifosi, che sono i veri “proprietari”, rischiano di venire marginalizzati nel gioco di potere che vede le televisioni dettare la linea con i nuovi strumenti tecnologici».

Abbiamo intrapreso un percorso senza ritorno oppure è possibile trovare cure e soluzioni?

«Cure non direi. Ormai il processo è avanzatissimo e in molti non se ne sono accorti, a partire da alcuni governi e da qualche istituzione calcistica, o probabilmente fanno finta di non vedere. Il palliativo potrebbe essere quello di predisporre degli argini allo strapotere di alcuni organismi che governano il calcio mondiale. Penso ad esempio ai procuratori, o meglio ad alcuni di loro, che stanno creando degli oligopoli».

Hai detto che l’Italia è fra le vittime del nuovo sistema. Qual è il motivo? Non abbiamo capito come funzionavano le cose o dietro c’è dell’altro?

«Innanzitutto perché a partire dagli anni 2000, quando in altre realtà come Spagna, Germania e soprattutto Gran Bretagna avevano intuito cosa sarebbe diventato il calcio iniziando a trasformarlo e fortificando la propria posizione politica in Italia succedeva altro; c’erano scandali e conflitti di interesse, con banche che direttamente o indirettamente possedevano più società. Non c’è stata la coscienza di quanto stava accadendo e non sono stati attuati interventi necessari per renderci autonomi come potenza calcistica e sportiva a livello globale. Oggi paghiamo le conseguenze di queste mancate riforme e dei mancati interventi».

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