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Seconda puntata della rubrica su preparazione fisica e fitness curata dal professor Carlos De Lellis: ecco come e quando svolgere gli allenamenti con le bande elastiche

Prosegue su Sportpiacenza la rubrica dedicata all'attività fisica, all'alimentazione e più in generale a tutto quanto serve per stare bene. A guidarci passo dopo passo sarà Carlos De Lellis, conosciutissimo preparatore di società sportive professionistiche. Ai nostri lettori darà indicazioni, consigli e suggerimenti per svolgere un'attività alla portata di tutti. E chi vorrà avrà anche un'opportunità ulteriore: scrivendo a redazione@sportpiacenza.it potrà presentare le proprie domande a De Lellis, che avrà dunque un filo diretto con il preparatore. Le più interessanti saranno pubblicate in questa rubrica.

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di due studi sull’utilizzo delle bande elastiche come mezzo per creare elevate tensioni muscolari senza imporre un elevato stress alle articolazioni. Queste ricerche, insieme a quella del Collegio Americano di Medicina dello Sport (ACSM) indicavano che in una articolazione c'era una differenza di tensione di quasi sette volte, fra l’angolo più debole e quello più forte o favorevole, durante un movimento contro resistenza elastica. Provate a pensare alla distensione sulla panca orizzontale: quando il movimento viene eseguito con delle bande elastiche la differenza di tensione fra la fase iniziale, nel momento in cui il bilanciere è vicino al petto, e quella finale, quando le braccia sono distese, è di circa sette volte.

Dunque la domanda è: perché non ci alleniamo così? E poi, con l’evidenza dello studio Anderson e del metodo Westside Barbell (quello per intenderci dei power lifters incredibilmente forti), la mia conclusione fu: perché utilizzare i pesi? Potrebbe essere sufficiente solamente utilizzare una massiccia variazione di tensione. I muscoli non hanno nessuna idea di cosa produca la tensione elevata alla quale sono sottoposti: bande elastiche oppure un bilanciere fatto di ferro, per loro non fa nessuna differenza. Dunque per creare uno stimolo che porti alla crescita muscolare ho pensato a un protocollo di lavoro che portasse alla completa fatica muscolare, eseguendo man mano ripetizioni fino alla riduzione del range del movimento, per arrivare alla incapacità di spostare le bande di un millimetro.

Per esempio: dopo aver eseguito 15 ripetizioni complete sviluppando una tensione massima, non riesco più ad eseguire il movimento completo. Ogni ripetizione si accorcia, proseguo e sviluppo delle mezze ripetizioni, poi 1/4, poi pochi centimetri e così via fino a non riuscire ad spostare le bande. A questo punto abbiamo raggiunto la fatica muscolare assoluta in una unica serie. Questo stato è qualcosa che non è possibile realizzare con i pesi. Per ottenere lo stesso effetto nei diversi esercizi, basta utilizzare bande elastiche di diverse tensioni, adatte ai diversi movimenti che allenano i muscoli più importanti. In pratica si aggiusta l’arco del movimento alla fatica muscolare e la tensione necessaria dipende della banda elastica utilizzata che deve essere adatta a ogni tipo di esercizio. Questo tipo di sforzo crea, inoltre, delle importanti risposte ormonali che possono essere anche potenziate attraverso l’utilizzo di piattaforme vibranti, ma questo sarà  argomento di un'altra puntata.

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