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De Pascali: passione, competenza e colpi di mercato. Dopo 13 anni la Canottieri riparte senza il suo direttore sportivo

L'ex dirigente piacentino: «Una decisione ponderata e maturata nel tempo. Sono sicuro che la squadra otterrà la salvezza in Serie B»

Donato De Pascali

Sabato inizierà l’ennesimo campionato di serie B della storia pallavolistica della Canottieri Ongina. Non certo una novità, questa, mentre un cambiamento storico c’è: dopo tredici anni in giallonero, fin dal primo nei campionati nazionali, in società non ci sarà più il direttore sportivo Donato De Pascali. La sua lunghissima avventura in riva al Po è terminata con i play off della scorsa stagione, a un passo dalla serie finale per l’A2, conquistata invece dodici mesi prima e poi non disputata causa rinuncia.

Dopo 13 anni di serie B a Monticelli non sarai in prima linea: che sensazione è ?

“E’ una sensazione atipica a cui rapidamente ho fatto abitudine perché tutta l’estate, sportivamente parlando, è stata per certi versi singolare. La mia scelta è stata in ogni caso elaborata con consapevolezza e maturità, c’è stato spazio per approfondimenti e riflessioni prima di prendere decisioni. A oggi, la successione di altri eventi sportivi mi stanno accompagnando nel mitigare il vuoto quotidiano inevitabile dal momento che, fra atleta e dirigente, sono quasi trentacinque anni che l’appuntamento con un team agonistico è sempre stato vivo”.

Cosa ti ha spinto a compiere questa scelta e come stai vivendo l’amore per la pallavolo in questa fase?

“E’ stata una scelta dettata da più fattori. Considerazioni di carattere personale e motivazionali, innanzitutto. Quello della Canottieri Ongina è stato un exploit lunghissimo, trascorso sempre con profilo di entusiasmo posto ai massimi livelli, pertanto avrebbe meritato di proseguire esattamente con gli stessi identici e consueti canoni. Lungo tutto il percorso e nelle ultime stagioni specialmente, sono stati ottenuti risultati oggettivamente straordinari e razionalmente il tempo di un reset generale e del conseguente rebuilding sportivo era inevitabile. Non avendo residenza locale e considerando anche alcune esigenze familiari, sarebbe stato difficile ripartire con medesime rinnovate spinte emotive. Oggettivamente un ciclo si era chiuso e credo che tutto l’ambiente lo abbia accettato. Ovviamente ogni input correlato al volley mi sensibilizza ancora. Per attitudine caratteriale mi è prioritario associare in modo equilibrato una spinta emotiva passionale se connessa a principi di progettualità e ambizione. Razionalmente non posso che affermare: vedremo cosa succederà”.  

Un viaggio lungo 13 anni: come hai trovato la Canottieri e come l’hai lasciata dopo la scorsa stagione?

“L’ho trovata con 5 opposti di ruolo di cui uno però stava già seguendo la vocazione di straordinario preparatore atletico, nell’estate dell’uragano Katrina grazie prima all’interessamento e poi alla ferma determinazione di Fausto Colombi. L’ho lasciata a giugno dove solo per qualche centimetro non abbiamo potuto ripetere la promozione in serie A2, soprattutto a dire il vero, a causa di una disgraziata ultima gara di regular season che ci ha impedito, a conti fatti posteriori, di poter davvero staccare nuovamente il biglietto in forma relativamente agevole”. 

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