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Per il volley una perdita di 10-12 milioni di euro. Alle società di base fondo di almeno 500mila euro

Inchiesta della Gazzetta dello sport sui problemi che affronterà la pallavolo dopo l'emergenza coronavirus. Ma le incognite sono ancora troppe

I conti delle vittime in questo momento sono l’unica cifra che interessa. Ogni giorno si spera di vedere un calo che invece, per ora, non si verifica. Ma fra qualche tempo, quando finalmente questo maledetto virus inizierà a dimenticarsi di noi, le società dovranno mettersi a tavolino, definire spese e mancati incassi e stilare un bilancio che per molti si preannuncia in rosso. Oggi la Gazzetta dello sport fa i conti in tasca al volley e i numeri non sono per niente rassicuranti. «Dalla nostra stima – spiega Massimo Righi, amministratore delegato di Legavolley – le perdite per Superlega e Serie A dovrebbero aggirarsi intorno ai 10-12 milioni di euro». Una voragine. Impossibile oggi capire esattamente il bilancio definitivo, perché sono ancora troppe le incognite sul tavolo. La stagione si potrà portare a termine o verrà dichiarata definitivamente conclusa? Se si dovesse tornare a giocare si potranno riaprire i palasport oppure si giocherà a porte chiuse, con la perdita degli incassi? I diritti televisivi verranno confermati nel caso si terminasse la stagione, magari con un’altra formula e un calendario più compresso? Insomma, troppi punti di domanda per capire adesso quanto il coronavirus inciderà economicamente sui campionati di pallavolo.

Intanto nell’ambiente si inizia a parlare di una possibile riduzione degli ingaggi per i giocatori, che a oggi hanno ricevuto il 60 per cento di quanto pattuito. Gino Sirci, presidente di Perugia, è chiaro: «Per il restante 40 per cento bisognerà trovare una formula». E si inizia a parlare anche di aiuti da parte dello Stato, perché «senza questo intervento per molti sarà impossibile salvarsi» chiosa il numero uno umbro.

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Nel frattempo la federazione, per voce del presidente Bruno Cattaneo, pone l’accento sulle società delle categorie minori e sulle squadre impegnate nei campionati giovanili. Anche per molte di loro, finanziate da piccole realtà o in alcuni casi autofinanziate dalle quote delle famiglie, il futuro non si presenta roseo. «Lo scorso anno ai club di base abbiamo destinato un fondo di 500mila euro. L’obiettivo è aumentarlo, visto la situazione di emergenza».

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