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Giulio Sabbi: «Tutti in casa e attività chiuse, ecco come stanno sconfiggendo il coronavirus in Cina»

L'ex opposto biancorosso era a Shanghai quando è esplosa l'emergenza. «Ci provavano la febbre anche all'ingresso in autostrada»

Giulio Sabbi in maglia biancorossa con Igor Yudin

«Vuoi sapere qual è il dato più preoccupante? In Italia ci sono più persone denunciate perché non rispettano i divieti rispetto a chi ha contagiato ufficialmente il virus». Fatica a capire Giulio Sabbi il motivo per cui gli italiani sottovalutano questa terribile emergenza che sta decimando soprattutto il nord Italia. In effetti dando un’occhiata alle cifre ufficiali, a ieri erano 53mila i denunciati (in soli otto giorni) per non aver rispettato le nuove normative e 47mila i positivi.

L’ex opposto della Gas Sales, che a inizio stagione si era allenato con la formazione di Andrea Gardini, sta vivendo la seconda emergenza nel giro di pochissime settimane. Aveva iniziato la stagione in Cina, poi dopo la sospensione del campionato causato dallo scoppio dell'epidemia, che poi si è trasformata in pandemia. ecco il rientro in Italia dove si sta allenando con Civitanova. E qui il nuovo stop e la seconda quarantena forzata in casa.

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«Shanghai è a 900 chilometri da Wuhan – racconta Sabbi – ma quando è iniziata l’emergenza tutti erano chiusi in casa. Noi ci allenavamo due volte alla settimana, veniva a prenderti l’autista della società e ti portava al palasport dove non poteva entrare nessuno oltre alla squadra e allo staff». Ma non è finita, perché i controlli erano severissimi. «All’ingresso e all’uscita dell’autostrada c’erano gli addetti a provare la febbre, stesso discorso quando entravamo al palazzetto. E non c’erano alternative perché in Cina se ti dicono di rimanere in casa devi farlo e basta».

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