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Marshall è ancora in campo in Turchia: «Ma pensare al volley è molto difficile»

Lo schiacciatore si sente quotidianamente con la madre che abita a San Nicolò mentre il padre è bloccato a Cuba dallo stop ai voli. «E anche io non so se riuscirò a tornare in Italia»

Leo Marshall in azione con la maglia di Piacenza

E’ uno dei pochi ancora in campo. Perché lo sport si è fermato in quasi tutto il mondo, ma in Turchia alcune manifestazioni sono ancora in corso, come la Coppa nazionale di volley che dal 21 al 23 marzo vedrà la Final eight maschile ad Ankara, rigorosamente a porte chiuse. A giocarsela ci sarà anche il Bursa di Leo Marshall, che a oltre 2mila chilometri di distanza segue con apprensione quanto sta succedendo in Italia e soprattutto nella nostra città.

«Qui la situazione è relativamente tranquilla – racconta lo schiacciatore che aveva iniziato la preparazione alla Gas Sales prima di trasferirsi in Turchia – ma sono in apprensione per mia mamma, che vive a San Nicolò, mentre mio papà è bloccato a Cuba e per il momento non riesce a tornare a causa dello stop dei voli».

Leo gioca a qualche decina di chilometri da Istanbul e per il momento tutte le attività sono ancora operative. «I casi di positività sono molto pochi, ma per strada c’è pochissima gente. Hanno invitato a rimanere in casa e qui tutti rispettano le regole, anche i più giovani. Sabato sera, per esempio, sono andato a fare la spesa in un centro commerciale ed era quasi deserto».

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Tutti i giorni lo schiacciatore italo-cubano chiama sua mamma per sentire come è la situazione, preoccupato dai bollettini che vengono pubblicati quotidianamente e che vedono Piacenza come uno dei centri del contagio. «Mi dice che c’è una realtà angosciante e che le ambulanze passano in continuazione. Per quanto riguarda Cuba invece, dove attualmente si trova mio papà, ci sono 140 persone sotto osservazione: sembra che tre italiani provenienti dalla Lombardia abbiano portato il virus e le autorità stiano cercando di capire come muoversi».

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