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La Serie C è (quasi) tutta compatta nel chiedere alla Federcalcio di chiudere il campionato

La decisione non può essere presa né dalle società né dalla Lega Pro ma deve essere la Figc a deciderlo per questo è stato dato il mandato a Ghirelli di riferire a Gravina la decisione. C'è poi il nodo sugli stipendi.

Fra commozione, ansia e lacrime. Tra dure prese di posizioni aspettando una decisione della Figc. E’ terminata ieri sera l’assemblea dei 60 club di Serie C, tutti riuniti in teleconferenza, e tra i tanti temi snocciolati ne è uscito un concetto: “Le squadre non vogliono riprendere a giocare per questa stagione”.
Non era questo il tema all’ordine del giorno e infatti per questo non si è votato - anche se ci confermano che l’80% delle società sono in linea con il chiudere la stagione - perché a conti fatti questa è una decisione che non devono prendere né le squadre né la Serie C, ma è la Federcalcio che lo deve fare. C’è inoltre un discorso molto ampio di responsabilità: muovere comitive di 40 persone su e giù per l’Italia in un campionato che produce solo debiti e non utili, ha davvero poco senso. E poi basta un eventuale contagio all’interno di una squadra che tutto l’impianto andrebbe nuovamente un stallo. La Serie A è un altro mondo, in ballo ci sono centinaia di milioni e se ne può discutere, tutto il reste deve fermarsi.

C’è poi tutta la partita relativa agli stipendi con il braccio di ferro tra Assocalciatori e proprietà ma anche qui deve intervenire la Figc. Ai contratti minimi può essere garantita la cassa integrazione, soluzione che non piace all’Associazione dei Calciatori, mentre per quelli superiori (indicativamente dai 50mila euro lordi in su) si dovrebbe andare a contrattazione privata tra singolo calciatore e società. Sul piatto c’è l’ipotesi del taglio degli stipendi di tre mensilità, aprile, maggio e giugno, o comunque in linea con quanto i club hanno ancora in cassa.

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Le società in effetti sono agonizzanti perché non hanno più introiti da metà febbraio, non riusciranno a mettere le mani sui contributi federali per la valorizzazione dei giovani, non giocando non si maturano e tutte, o quasi, hanno costruito gran parte del proprio bilancio su questa voce. «Abbiamo dato mandato al presidente Ghirelli di riferire a FIGC e al Governo che è inammissibile tornare a giocare con tutti i problemi che ciò comporterebbe. Non ci sono le misure minime di rientro, se torneremo piano piano a riavvicinarci lo dovremo fare con le massime precauzioni del caso» ha detto il dg biancorosso Marco Scianò a tuttoc.

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