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Piacenza - Franzini: «Non facciamo calcoli, siamo arrivati fin qui da soli e da soli chiuderemo i giochi»

Il tecnico alla vigilia della gara di Siena. «Nessuno ci ha regalato nulla, ci siamo costruiti questa occasione con le nostre forze. Servirà equilibrio e testa ma la squadra è pronta, sono due mesi che giochiamo con un solo risultato a disposizione: la vittoria»

Arnaldo Franzini, da quattro stagioni è sulla panchina del Piacenza

A poco più di 24 ore dalla sfida più importante della stagione e senza ombra di dubbio degli ultimi 15 anni, il tecnico del Piacenza, Arnaldo Franzini, esprime un singolo concetto che induce a una riflessione.
«Sono due mesi, marzo e aprile, che giochiamo con un solo risultato a disposizione: la vittoria. Negli ultimi 60 giorni ci hanno ripetuto ogni volta “se perdete siete fuori, se perdete siete fuori” e le abbiamo vinte tutte tranne il pareggio di Arezzo. Questo per dire che la tensione c’è - spiega il mister - ma ci conviviamo da settimane e perciò sono sereno».
Sereno non è certamente lo stato d’animo della tifoseria biancorossa che sta vivendo la vigilia della gara di Siena (sabato ore 16.30) in fibrillazione: saranno all’incirca 3mila i supporter che raggiungeranno con ogni mezzo la Toscana per il big match che vale la promozione in Serie B.
«La città è carica e sentiamo la vicinanza dei nostri tifosi - prosegue Franzini - è giusto e fondamentale che sia così, saranno la nostra benzina, tuttavia la squadra deve rimanere ovattata e calma. Serve la giusta dose di tensione, troppa fa male».
E qui c’è la riflessione: «Proprio per quello che hanno dimostrato i miei ragazzi negli ultimi due mesi sono sereno, siamo una squadra esperta e temprata che è a un passo dal compiere un’impresa incredibile. So che è facile dirlo e tutt’altra cosa è farlo ma siamo pronti perché abituati ormai a questo stato d’animo».

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Settimana leggera di allenamenti, l’obiettivo era non farsi male. D’altronde, arrivati a questo punto, si tratta solo di fare analisi tattica perché fisicamente non si aggiunge più nulla. «E’ solo una questione di testa e di nervi, la gara contro l’Olbia in fondo è stata d’insegnamento da un lato e dall’altro ha dato un bel segnale. Partire con troppa tensione può creare problemi come nei primi 50’ di gioco, dopodiché sono usciti cuore e testa dei ragazzi che hanno ribaltato una situazione che avrebbe steso un toro. Anche qui siamo abituati: Cuneo, Lucchese e Olbia, abbiamo fatto tre rimonte ed è un segnale positivo. La squadra c’è».

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