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Emergenza Coronavirus - Bottiglie d'acqua, corde e tappetini: ecco come fare sport in appartamento

Il preparatore atletico del Piacenza, Paolo Giordani, spiega come fare allenamento con pochi mezzi e in uno spazio ristretto. «E' chiaro che bisogna accontentarsi ma va già bene così, è vietato stare fermi». «Il campionato? Nessuno sa cosa accadrà a livello atletico»

Paolo Giordani, preparatore atletico del Piacenza Calcio

«Tra le mura di casa tutti abbiamo qualcosa per tenerci in forma. Penso alla bottiglia d’acqua da 2 litri, ecco quelli sono i pesi da 2 kg e vanno benissimo. Una corda o un elastico magari riusciamo a trovarli, poi sul tappetino possiamo sviluppare esercizi per la postura. Stare fermi non va bene». Vietato esagerare però? «Premesso che non penso ci siano amatori che si spaccano di allenamenti, in alcuni casi allenarsi troppo potrebbe comportare un abbassamento delle difese immunitarie, tuttavia è un rischio più per i professionisti che fanno grandi carichi di lavoro. Per le persone che vogliono solo muoversi il rischio non c’è».

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Buttiamo uno sguardo al Piacenza? Già la stagione sul fronte preparazione è stata difficile perché la scorsa è terminata tardissimo, a metà giugno, e ripresa presto, a metà luglio. Poi c’è stata una settimana di sosta in più a Natale per lo sciopero, dopodiché è scoppiata la pandemia. La squadra non gioca dal 16 febbraio, non si allena più da settimane e all’orizzonte si ipotizza una ripresa forse a metà maggio. Ci si arriverà in che modo?
«Anche qui faccio una premessa: la salute è sacrosanta per tutti, calciatori compresi, quindi si dovrà tornare in campo solamente quando non ci saranno più pericoli. Il calcio rimane pur sempre un gioco sebbene mosso da un business importante. Nei giorni scorsi mi sono confrontato con molti colleghi e tutti siamo concordi su una cosa: il problema è che non è mai successo che una squadra si fermasse di colpo per 2-3 mesi a 10 giornate dalla fine del campionato, perciò non esiste una casistica precedente o degli esempi. Cosa accadrà a livello fisico dopo questa lunga sosta semplicemente non si può dire, si possono fare ipotesi».
E non è solo questione di allenamento? «Certo che no. C’è un aspetto psicologico che va tenuto in fortissima considerazione, i calciatori si allenano di mestiere, sono abituati a sudare tutti i giorni, a lavorare, a stare in gruppo e adesso, sebbene tutti abbiano lavori personalizzati da svolgere in casa, tutto questo non succede. C’è poi anche il caso dei contagiati che non possono fare nulla per un paio di settimane. Non si potrà riprendere di punto in bianco a giocare, ci vorranno dei giorni di allenamento prima di poter tornare sul campo e a quel punto possiamo aspettarci di tutto al di là dei valori tecnici di una squadra».

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