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Il paradosso della Figc: esprime solidarietà a Daffe su facebook e poi penalizza il portiere e l'Agazzanese

Ecco i motivi per cui la sentenza dopo gli insulti razzisti di domenica scorsa non convince per nulla. Toccava all'arbitro, che ha udito le offese, sospendere la partita

E’ una sentenza che non convince quella che ha visto infliggere all’Agazzanese la sconfitta a tavolino e un punto di penalizzazione in classifica dopo la decisione della squadra di abbandonare il campo in seguito agli insulti razzisti ricevuti dal proprio portiere Omar Daffe. Assurda da un punto di vista morale (poteva arrivare un segnale importante, ne è giunto uno che va in direzione opposta) e che persuade poco anche giuridicamente.

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Partiamo da quest’ultimo aspetto per rispondere in maniera diretta a chi sostiene che il giudice abbia solo applicato il regolamento. Andiamo a vedere l’articolo 62 delle Noif che recita testualmente: “in caso di cori o striscioni razzisti e discriminatori viene introdotta l’interruzione temporanea della gara da parte dell’arbitro”. Se si tratta di campionati professionistici l’onere dello stop è di fatto sulle spalle del responsabile dell’ordine pubblico, mentre nei tornei dilettantistici, e qui siamo al caso in questione, “il provvedimento viene assunto dall’arbitro”. Dunque in questo caso non ci sono dubbi: o il direttore di gara non ha sentito gli insulti oppure toccava a lui fermare l’incontro. A fugare ogni dubbio c’è la sentenza del giudice sportivo che si basa unicamente sul rapporto arbitrale. E il provvedimento è molto chiaro: “Al 29’ del primo tempo dalla tribuna i sostenitori della Bagnolese proferivano un insulto offensivo per motivi di discriminazione razziale nei confronti del portiere dell’Agazzanese”. Dunque l’insulto è stato udito, allora perché il direttore di gara non ha fermato il gioco? Tutto il resto è successo in un secondo momento: l’uscita dal campo di Daffe, l’espulsione (corretta a termine di regolamento, ma lo stesso regolamento obbligava l’arbitro a fermare la partita e non è stato applicato) e la dichiarazione dell’Agazzanese, messa per iscritto, di non voler riprendere il gioco.

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