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«Vai a pettinare le bambole? No, io continuo ad arbitrare». Il direttore di gara insultato: «La mia passione viene prima di tutto». VIDEO

Parla Martina Felici, giovane arbitro protagonista del brutto episodio di domenica scorsa a Cortemaggiore: «Non capisco perché i genitori debbano rovinare il divertimento dei ragazzi»

La consegna della maglia a Martina Felici da parte di Mario Fantini, presidente del Corte Calcio

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Ha un’aria timida ma occhi sveglissimi Martina Felici. «Vuoi che racconti cosa è successo domenica scorsa? Ma non saprei proprio cosa dire». Poi quando si accende la telecamera emerge la parlantina sciolta e decisa di una ragazzina di sedici anni che ha idee chiarissime e un carattere d’acciaio. Domenico Gresia, presidente degli arbitri piacentini, è seduto accanto a lei e la ascolta ammirato, non riesce a nascondere un sorriso quando Martina spiega che «gli arbitri sono come una grande famiglia, quando sono con loro mi trovo bene».

L’episodio di domenica scorsa a Cortemaggiore, quando una mamma-ultrà l’ha apostrofata a più riprese urlandole anche «Vai a pettinare le bambole» non può essere dimenticato ma ormai è in archivio, fa parte di un passato che tutti si augurano non capiti più. A iniziare da Mario Fantini, presidente del Corte calcio che dopo essersi scusato pubblicamente per il comportamento di un suo genitore (“espulso” dal campo per tutta la stagione) ha anche consegnato un omaggio alla ragazza, una maglia nera da arbitro accompagnata dalla frase “A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

Facciamo un passo indietro e iniziamo dalla scelta di fare l’arbitro, una decisione inusuale specialmente per una ragazza della tua età.

«Un anno fa me l’aveva consigliato mio papà, un’esperienza da provare come aveva fatto lui in passato. Anche perché gli arbitri sono un bell’ambiente, praticamente una famiglia. Poi a scuola una ragazza ci ha suggerito di tentare anche per far emergere il nostro carattere. Così mi sono iscritta al corso ed è partita l’avventura».

Durante il corso ti avevano messo in guardia? Sapevi che dalle tribune qualche protesta prima o poi sarebbe arrivata.

«E’ sottinteso, basta guardare una partita qualsiasi per rendersene conto. Ma la passione viene prima di tutto».

Vuoi raccontarci cosa è successo domenica scorsa a Cortemaggiore?

«Stavo arbitrando la partita dei Giovanissimi e dagli spalti sentivo dei commenti, ma cose assolutamente normali. Poi a un certo punto una signora mi ha urlato: “Vai a pettinare le bambole” e “Torna a giocare con le bambole”. Questo mi ha colpito maggiormente come ragazza, ci sono rimasta male. Anche perché veniva da una signora».

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